Sensazioni, emozioni, ricordi

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Durante il trattamento possono sorgere nel cliente diverse percezioni interiori: quasi sempre ci sono delle sensazioni, più o meno fisiche, che accompagnano il trattamento, magari in alcuni luoghi più di altri; è consigliabile stare attenti alla manifestazione di queste sensazioni, specie se intense, e chiedere al cliente di esprimerle: in alcuni casi questo servirà per modificare le proprie azioni, e sarà in ogni caso utile l’espressione da parte del cliente di quanto percepisce, per metabolizzare più facilmente l’esperienza.

Nel caso che il cliente senta un dolore sarà necessario saper distinguere se è un dolore naturale, legato ad esempio al riattivarsi della circolazione sanguigna in un’area, oppure un dolore che segnala una distonia in atto; ovviamente nel primo caso si cercherà, nei limiti del possibile, di proseguire quanto intrapreso, mentre la seconda informazione (che dovrebbe essere estremamente rara) dovrà significare il termine dell’intervento in quell’area. Anche il dolore emotivo andrà valutato in modo similare: se si scioglie un nodo emotivo profondo e si sente una profonda tristezza o una sofferenza al cuore, ad esempio, è opportuno rassicurare il cliente ed andare avanti nel trattamento fino a che il flusso energetico ha pulito e ricostruito la struttura energetica sofferente; nel caso invece che il dolore sia dovuto ad un nostro errore, o che sia percepito come insopportabile, sarà necessario terminare l’azione che si stava compiendo.

Le emozioni suscitate da un trattamento di counseling energetico possono essere molteplici e variare durante il trattamento: sono sempre da trattare con cautela e rispetto, con una disposizione d’animo accogliente e calda. Ad esempio le emozioni legate alla nudità, o anche quelle legate alla scomodità del cliente, possono, da sole, interrompere il canale fra counselor e cliente. E’ quindi sempre opportuno permettere alle emozioni di fluire nell’espressione verbale e non verbale, e mettersi in condizione di favorirne il flusso armonico, fino a che la situazione di comfort del cliente sia ristabilita.

In alcune situazioni privilegiate è possibile che affiorino dei ricordi (o sensazioni che vengono reputate come tali): nel nostro sistema energetico sono custodite tutte le informazioni importanti della nostra vita ed è ben possibile che il flusso energetico porti a far affiorare, dapprima inconsciamente ed in alcuni casi anche consciamente, una situazione, un pensiero, un ricordo di qualcosa che abbiamo vissuto; in questo caso, sia quando è un ricordo preciso che a maggior ragione quando è una percezione confusa, è opportuno sostenere il cliente nella rielaborazione delle informazioni e nella comprensione semplicemente portando avanti il trattamento e lasciando aperto il canale della comunicazione verbale col cliente.

 

LE SOLUZIONI

Il counselor può avere dei pregiudizi su come dovrebbe comportarsi la persona cliente: ad esempio dimagrire, o cambiare alimentazione, o passare più tempo con i propri figli, o fare più spesso all’amore; tali informazioni possono nascere nel contesto del trattamento od essere delle opinioni consolidate del counselor, ad esempio avverso all’alimentazione onnivora.

Queste informazioni (pregiudizi) sono importanti per il counselor, e saranno quindi necessariamente elaborate, ma non necessariamente sono ugualmente interessanti per il cliente: possono essere cose già note al cliente, che desidera da tempo realizzare ma per svariati motivi non ne è in grado (ad esempio la dieta), essere informazioni molto nuove che necessitano di tempo per essere digerite ed organizzate interiormente (ad esempio un’emozione profonda che affiora) o ancora essere prive di senso per il cliente.

In tutti i casi non avrebbe grande seguito ‘spingere’ in una direzione che non sia quella desiderata dal cliente: quando desideriamo che il cliente ‘vada’ in una direzione che a lui non interessa è opportuno elaborare interiormente quanto accaduto e ad esempio chiedere un aiuto di supervisione, semplicemente perché in caso contrario è facile perdere il cliente. Anche quando le nostre impressioni sono apprezzate, ed anzi richieste, è sempre meglio mantenere un atteggiamento poco pretenzioso: comunicare al cliente quanto abbiamo percepito o pensiamo, sottolineando che si tratta solo del nostro punto di vista e che quello che importa, alla fine, è cosa pensa lui.

Auspicabilmente l’informazione porterà ad una modifica del comportamento (anche solo interiore) del cliente, verso un maggiore equilibrio ed una maggiore armonia delle diverse ‘componenti’ del suo sistema energetico; come si può facilmente comprendere questo è un processo praticamente infinito per noi essere umani. Il counselor può favorire questo processo attraverso la manipolazione dell’energia, ma i passi vanno fatti autonomamente dal cliente, senza nessuna pretesa di suggerimenti clinici o terapeutici da parte del counselor.

Non si tratta quindi, come nel coaching, di definire un progetto, un programma con delle scadenze e degli obiettivi, ma di favorire un fluire più armonico dell’energia, che è retta da dinamiche proprie, che possono essere sostenute anche senza essere comprese intellettualmente.

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